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HANNO
SCRITTO DI LUI
"Benedetto
Trani, estroso inventore di tinte e forme, molto spesso gioca coi
colori, costruisce immagini secondo linee e punti di luce e di forza
che ben poco spartiscono con l'iniziale realtà, o se ne valgono
quale punto di partenza per una nuova distribuzione di volumi e
di spazi cromatici, sempre sorretta da una tecnica agguerritissima,
tale da prestarsi ai tentativi più avventurosi. Non si tratta
di imitare la natura o, peggio ancora, di imitare l'arte figurativa
(che imita la natura) attraverso interventi manuali in un'operazione
chimico-fisica quale è quella della fotografia; qui siamo
di fronte a interpretazioni personali, a documentazioni visive che
riescono ad evocare qualcosa, a superare il dato tecnico immediato.
Una tendenza, un artista, si giudicano solo sui risultati. In coscienza
ci sembra di dover dire che, quando la grazia l'assiste, Benedetto
Trani riesce veramente ad aggiungere qualcosa al nostro patrimonio
di conoscenze e di emozioni".
Guido Bezzola
"Libero da schemi tradizionali che ancoravano, fino a qualche
anno addietro, il fotocolorista ad un'estrema, fedele, arida riproduzione
della realtà oggettiva, Trani "crea" le proprie
fotografie. Il negativo è per l'autore soltanto il presupposto
per costruire in camera oscura, con giochi di colore, con sovrapposizioni,
solarizzazioni ed innumerevoli artifici, delle immagini che sovente
nulla hanno più da spartire con l'oggetto di partenza. Immagini
che provocano in chi le osserva sensazioni nuove e che appagano
l'occhio anche dei più esigenti appassionati della fotografia
a colori.
Ignazio Fontamara
Benedetto
Trani, inquieto, in continuo tumulto, proprio perché trae
dall'interiorità la sua forza creativa, scatta e stampa lo
"spirito vitale" del soggetto. Una specie di sortilegio:
Un segreto, irripetibile, rito magico che è proprio dei veri
artisti... '
... L'animus, cioè il temperamento, il carattere esce fuori
di getto dal filmato fotografico a colori o in bianco e nero. I
ritratti psicosomatici sono netti nel ritratto. Il soggetto si confessa,
è lui, con il suo "io", dinanzi al magnetismo dell'artista:
risoluzione, timidezza, avidità, ansia, egoismo, freddezza,
cortigianeria, ipocrisia, ambizione, vanità, tutto esce,
indelebile, nella fotografia sferzante di Benedetto Trani. Ma si,
è un colpo di frusta sul viso dell'uomo o della donna : il
ritratto è fatto ed il soggetto vi si specchierà,
nel senso che riconoscerà se stesso come è in realtà,
dentro, non come appare o vuol apparire dinanzi al prossimo. Un'arte,
questa, rara per psicologia e resa. Di qui anche il successo della
ritrattistica di Benedetto Trani, perché i soggetti quasi
mai rinnegano se stessi: sanno che l'artista ha colpito dentro il
loro essere e si riconoscono nel ritratto firmato da un talento
della fotografia..."
Cesare Baldoni
"Nell'arco
della mia carriera professionale ho avuto l'occasione, il piacere
e l'onore di lavorare con alcuni grandi fotografi. Un vero fotografo
è un professionista che non guarda, ma vede. Ecco, la sottilissima
differenza che esiste tra i verbi "guardare" e "vedere"
è quella che fa il fotografo. Benedetto Trani fa parte di
questa categoria....
Le fotografie di Trani, sfuggendo a qualsiasi oleografia, rappresentano
situazioni o addirittura racconti: sia che si tratti di nudi, di
volti, di paesaggi, di scorci, di particolari. L'amore per le cose.
L'amore per la gente, lo portano a riprendere solitudini, abbandoni,
estasi, momenti di quiete e tutta una svariata gamma di stati d'animo.
E le sue sono immagini che confermano due essenze dell'arte della
fotografia La prima, tecnica, che un grande fotografo è anche
un grande stampatore. La seconda - squisitamente di pochi - che
si può fare del colore in bianco e nero.
Arnaldo Giuliani
"Quando dietro la macchina fotografica c'è Benedetto
Trani, professionista che da 50 anni cattura immagini, emozioni
e situazioni in mezzo mondo, le fotografie in bianco e nero diventano
saggi, enciclopedie umanistiche, riflessioni...
Benedetto Trani racconta la donna con immagini che non sono solo
intuitive, ma interiorizzate, che vogliono andare oltre il visibile
e il raccontabile per arrivare dritte all'anima, alla sensibilità,
alla cultura dell'arcipelago donna Trani non cede mai allo scontato,
a quel voyeurismo tanto di moda quanto meschino, offensivo soprattutto
per le donne. Trani non cede al mercato e con i suoi bianco e nero
fa cultura, fa arte, diventa avvenirista, celebrando sentimenti
e situazioni che non hanno età. Le sue fotografie sono anche
cronaca priva di retorica, di arzigogoli, di interpretazioni di
parte. Insomma da Benedetto Trani non si ricevono soltanto lezioni
tecniche, ma emozioni realmente culturali e umanistiche e di conseguenza,
artistiche."
B.L.
"Le
lusinghiere espressioni di consenso critico ed artistico che, nel
corso di mezzo secolo e più, hanno stigmatizzato l'opera
di Benedetto Trani non danno, ancora oggi, il senso pieno della
profonda umanità e dell'infinita gamma di sentimenti che
egli, da sempre, esprime attraverso l'incessante lavorio della sua
macchina fotografica. Che diventa bulino, pennello, scalpello d'artista
che crea l'opera. Perché le immagini che Trani coglie con
lo sguardo dell'anima, piuttosto che con l'obbiettivo - e siano
esse immagini di paesaggi o di volti - escono dalla camera oscura
già in sembianza di quadri, di opere d'arte da ammirare,
nell'immediata emozione che subito suscitano.
Un risultato raggiunto, oltre al talento innato, nel cogliere l'attimo
"essenziale", con certosina pazienza durante il percorso
lungo e tormentato e gioioso della sua vita di fotografo-cronista,
di appassionato artigiano del grandangolo, di raffinato e sensibile
analista della realtà in ogni sua sfaccettatura; quasi uno
zoom umano permanente, fissato a cogliere l'altrui animo, ma senza
invadere mai; senza disturbare o arrecare disagio." Valeria
Dentamaro
"Chi profeta che scienza e tecnica siano tomba dell'arte evidentemente
non ha compreso che l'animo umano ha delle esigenze che mai la tecnica
e la scienza potranno soddisfare. Semmai avviene il contrario, cioè
che esse possano servire alla espressione artistica.
Così è accaduto per la fotografia, la quale non ha
ucciso la pittura, ma le ha offerto un nuovo mezzo. Già la
camera ottica aiutava i "vedutisti" del Settecento (Canaletto
compreso) ad inquadrare il mondo visivo; oggi la macchina fotografica
nulla crea da sola, ma soltanto offre all'artista un mezzo sensibilissimo
nel bene e nel male, per cogliere la realtà, in mezzo alla
quale tutti noi viviamo, quella porzione di umanità, ch'egli
solo vede e fa propria e intende proporre alla nostra attenzione
e al nostro dialogo. Conoscenza perfetta del mezzo e tanta carica
umana dentro: e poi via!
Così nasce Benedetto Trani, così fioriscono quelle
sue immagini, figure e paesaggi visti in quel modo, in quel preciso
momento, irripetibili. II mondo che ci circonda, gli esseri che
ci vivono accanto, perdono ogni "quotidianità"-
se così posso dire- per diventare suggestioni, eventi, sentimento.
La macchina da presa è per lui strumento, solo strumento,
così come lo sono le tele e colori, lastre e inchiostri per
il pittore o per l'incisore. Parlo di inchiostri perché anche
Trani ci offre una serie di creazioni in bianco e nero, le più
difficili e sottili, sia per realizzarle che per comprenderle. II
bianco e nero ha i suoi toni e mezzi toni, con essi gioca l'artista
con essi avviene il passaggio da un fatto visivo all'evento della
coscienza La fotografia diventa forma visiva di un contenuto interiore,
cioè arte. Il sottile intreccio degli elementi visivi, come
una musica senza parole, diventa messaggio, partecipazione alla
vita interiore.
Così scopriamo che le immagini dal vero di Trani sono in
verità delle invenzioni dove l'umanità, senza drammi
apparenti, vive vicende talora inquiete e laceranti, altre volte
serene e commosse ma sempre discrete e dove il paesaggio ci offre
addirittura il suono dello spazio terrestre e il mistero dell'infinito".
Pietro Zampetti
"Umanità di Benedetto Trani": potrebbe essere,
questa, la formula con cui sintetizzare l'opera di questo fotografo
che, da oltre mezzo secolo, usa il mezzo fotografico nelle sue molteplici
possibilità: espressive, documentarie e, soprattutto, artistiche.
"Umanità" da intendere in senso oggettivo e soggettivo,
per dire, cioè, che Tranì ha, nella sua carriera tanto
lunga quanto apprezzata, costantemente avuto di mira l'infinita
varietà che caratterizza la gente, e questa ricerca della
diversificata umanità è stata fatta con grande senso
di umanità da parte dell'artista: ne è venuta fuori
un'opera che - nella estrema differenziazione di volti, di corpi,
di particolari somatici, nonché di condizioni, di situazioni,
di stati d'animo - è profondamente unitaria, in quanto tutta
pervasa da un forte sentimento di partecipazione. Pertanto ci sembra
legittimo affermare che Trani con la sua produzione è riuscito
a dare una testimonianza, che ha un duplice significato: estetico
ed etico, nel senso che, insieme con un elevato valore artistico,
le sue foto presentano un non minore valore umano, costituendo una
documentazione dell'umanità di sempre incarnata nella umanità
di oggi.
Si badi: questo amore che Trani porta per l'umanità - e che
trova alta espressione nei ritratti -è sorretto da un virile
sentimento, che nulla concede al sentimentalismo o al populismo.
II registro di Trani ha una straordinaria ampiezza dal momento che
la sua ricerca iconografica comprende paesaggi e figure e, per limitarci
a quest'ultime, non si restringe ad alcuni casi, perché della
vita coglie le variegate forme: dalla solitudine dolente alla sensualità
vitalistica, dalla fisicità più coinvolgente alla
interiorità più intensa" dal dolore all'amore
nelle loro molteplici espressioni e metafore.
Le innumerevoli sfumature della sofferenza e della melanconia, della
gioia e del piacere, della concentrazione e della estroversione,
hanno trovato in Trani un cantore, che, a parte qualche propensione
all'enfasi, risulta di grande efficacia: sia sul piano esistenziale
che su quello poetico. Ne sono prova, a parer nostro, non tanto
i "nudi", così cari a Trani" quanto i ritratti
di personaggi noti o ignoti: pensiamo - solo per fare qualche nome
- ai ritratti di Caglini e Sgostinelli o certi volti femminili :
di grande intensità e coinvolgimento.
Potremmo allora dire - per riprendere l'indicazione iniziale- che
le cose migliori di Trani sono quelle che nascono dall'incontro
con l'umanità dell'Artista con la quotidiana avventura dell'umanità
dei nostri giorni: La mediazione è favorita da una grande
perizia tecnica, che viene a Trani da un'intera vita a contatto
con la macchina fotografica, anche se a volte proprio questa grande
padronanza ci sembra che porti Trani a privilegiare la sperimentazione
tecnica o a ricercare il risultato ad effetto; in questi casi, la
bravura è innegabile, ma il prodotto dal punto di vista estetico
si caratterizza per un eccesso di artificiosità o narrativa.
Tuttavia questo, in genere, è evitato, e allora abbiamo il
Trani migliore: quello che si lascia coinvolgere e sa coinvolgere.
Allora la sua macchina fotografica riesce a fissare momenti di ordinaria
quotidianità con straordinaria incisività, e il risultato
riesce, senza enfasi (proprio perché senza enfasi) a portare
alla luce il senso di un'interrogazione profonda che trova nella
fotografia modalità espressive inedite di grande valore artistico.
Giancarlo Galeazzi
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